La guerra dell’acqua tra l’Africa e l’Europa

Esiste una mappa dell’Africa che hanno sul loro tavolo quasi tutti i dirigenti politici europei. Di questa mappa però, quasi nessun dirigente africano sa della sua esistenza. Questa mappa è anche molto probabilmente il teatro delle future guerre africane. Sono delle zone di cui i dirigenti saranno ben presto investiti dai media occidentali di « dittatori » e i loro governi diverranno dei « regimi » come ritornello nella bocca degli stessi giornalisti e pseudo-esperti dell’Africa da un ufficio di Parigi o di Londra.

Questa mappa è la cartografia delle riserve sotterranee d’acqua dolce in Africa.
La questione della penuria d’acqua potabile è un argomento Top-Secret in Europa. Perché questo dossier è finanche peggio della desertificazione industriale in corso che mette in disoccupazione tante persone perché si tratta al massimo di un problema ciclico. Soprattutto perché in economia nessun paese, nessun continente può essere sinistrato per sempre. Ci sarà un momento in cui la miseria diventerà un’occasione per segnare il proprio vantaggio sulle altre nazioni, sugli altri continenti. Quindi l’Europa è più preoccupata per la mancanza d’acqua che per la mancanza di posti di lavoro perché più gli anni passano e più questo problema peggiora senza che si sappia bene come risolverlo.
Ecco perché l’Africa è stata presa come cavia. Si prevede che delle cisterne d’acqua dolce saranno caricate quotidianamente nei porti africani per alimentare la vita in Europa con acqua per la cucina, per bere, per lavarsi, per fare i piatti, il bucato, ecc… Le operazioni preliminari sono già cominciate.

LE STRATEGIE PER AGGIRARE L’AFRICA

L’Europa si prepara ad importare delle navi d’acqua dall’Africa, sì, ma gratuitamente, senza pagare. Per arrivarci, da decenni, diverse strategie sono state messe in piedi e funzionano piuttosto bene.

1- Zittire le informazioni sulla situazione disastrosa della mancanza d’acqua in Europa. Secondo l’OMS, 40 bambini muoiono ogni giorno in Europa di diarrea a causa della mancanza d’acqua o per la cattiva qualità della stessa.

2- Bombardamento mediatico sul riscaldamento climatico e le conseguenze catastrofiche per l’Africa. Capita spesso che finanche dei professori di università africane, in buona fede, partecipino a questa mascherata arrivando anche ad organizzare dei dipartimenti per il riscaldamento climatico, o delle conferenze sul tema. E com’era facile prevedere, queste iniziative vengono generosamente finanziate dai governi europei e le ONG che li accompagnano in quest’iniziativa di manipolazione dei cervelli. Così, secondo questa propaganda, l’Africa sarebbe il continente che soffrirebbe di più del preteso riscaldamento climatico, dove i suoi corsi d’acqua si prosciugano, i laghi scompaiono, e di conseguenza gli africani faranno semplicemente la stessa fine. Tutto ciò è falso ovviamente perché l’acqua di cui gli africani hanno bisogno è sotterranea al riparo da qualsiasi cambiamento climatico, mancano solo i mezzi finanziari per distribuirla in tutte le case. Il cambiamento climatico è una menzogna grossa come un elefante e tutti lo sanno perché se si osserva il mondo passato su un periodo di svariati milioni di anni, ci si rende conto che finanche la Bibbia che non è un documento storico parla di un diluvio non previsto. L’improvvisa scomparsa dei dinosauri dimostra che il nostro mondo è cangiante e che in ogni epoca ci sono dei dominanti senza che ciò rimetta in causa la sopravvivenza stessa del pianeta.

3- Convincere gli africani della mancanza d’acqua. Con l’impegno delle ONG complici, un’informazione falsa viene immessa nella testa degli africani secondo cui l’Africa soffrirebbe della penuria d’acqua, gli africani morirebbero a milioni a causa di questa mancanza, ecc… E finanche le Nazioni Unite fanno parte della commedia moltiplicando le pseudo-conferenze sull’argomento.

4- Creare dei pseudo-progetti per sedicenti aiuti agli africani a disporre dell’acqua che mancherebbe loro. Come ho già denunciato nel mio libro « In Fuga dalle tenebre » Einaudi 2007, ho fatto analizzare io stesso le acque provenienti da diverse fonti installate con i finanziamenti delle cosiddette missioni di cooperazione con i paesi europei.

E il risultato è stato terrificante in quanto più della metà dei pozzi erano contaminati, ciò vuole dire che l’acqua che ne sgorgava era inquinata, diventando un vero e proprio veleno. All’inizio pensai che tutto ciò fosse causato dalla non professionalità o dall’incompetenza di questo nuovo genere di filantropi. Molti anni dopo capii che era intenzionale, perché è meglio che gli africani consumino acqua inquinata pur di non intaccare le riserve d’acqua che serviranno un domani all’Europa. Questa è la situazione. Il problema che questi geostrateghi europei molto agguerriti mettono nel loro catalogo e bilancio è che gli africani fanno troppi chilometri per andare a cercare acqua potabile. E quindi si mette un pozzo nel villaggio. Ciò che fanno finta di non capire è che gli antenati degli africani che percorrevano una via cosi lunga erano coscienti dalla notte dei tempi che non avevano, contrariamente ai romani per esempio, trovato la soluzione ai problemi sanitari delle acque reflue, ancor meno a quelli derivanti dagli escrementi umani.

Ed è nell’impossibilità di risolvere questi due spinosi problemi sanitari l’origine del fatto che gli africani percorrevano chilometri per andare a cercare acqua potabile. Con l’installazione dei pozzi all’interno del villaggio, si avvelena la popolazione, poiché con delle toilette scavate nella terra, alla fine si ha il risultato che il pozzo è solo una grossa fossa al centro di un insieme di piccole fosse in cui gli abitanti depositano i loro escrementi. E con il sistema di vasi comunicanti tra centinaia di piccoli buchi di escrementi e il pozzo al centro, l’acqua che viene prelevata è piena di microorganismi che hanno avuto il tempo di svilupparsi in piccole fosse con una temperatura che può raggiungere 40°C e le mosche sono sufficientemente numerose per dare il loro contributo all’Unione Europea nella sua opera d’avvelenamento della popolazione.

IL TABÙ DELLA MANCANZA D’ACQUA POTABILE IN EUROPA

Secondo l’OMS (l’Organizzazione Mondiale della Sanità), 1 europeo su 5 non ha acqua potabile. Ciò vuol dire che 100 milioni di europei soffrono quotidianamente per la mancanza di acqua potabile con le malattie che ne conseguono. Nel 2006, l’OMS aveva così enumerato nello spazio europeo circa 170.000 casi di malattie di origine idrica: diarrea, epatite A, febbre tifoidea … Ciò spiega perché nel gennaio 2007, a Ginevra, i rappresentanti dei paesi europei si sono riuniti per lanciare finalmente il protocollo sull’acqua e la sanità. Anche se l’argomento era rimasto tabù fino a quel momento, questo protocollo è stato il primo che abbia puntato a ridurre il numero di decessi e di malattie legate all’acqua in Europa. Dopo il grido d’allarme dell’OMS, erano tutti coscienti della mancanza di consistenza degli impegni presi due anni prima, cioè nel 2005, per il secondo Decennio dell’acqua, per il periodo 2005-2015. Ma questo nuovo protocollo più ambizioso ha migliorato la vita quotidiana degli europei in materia di disponibilità d’acqua potabile? E la situazione in Nord America? Vedremo meglio nelle righe seguenti.

VELENO TOSSICO

Quando vi recate in Europa e negli Usa, evitate di bere l’acqua del rubinetto perché, anche se è ufficialmente potabile, cioè secondo la legislazione lo è, si deve constatare che quest’ultima è piuttosto molto lassista e tollerante in merito a certi residui di pesticidi e ad un tasso di piombo molto elevato. Evitate di mangiare pesce perché in alcuni stati come la Florida, è certificato che i pesci venduti ai consumatori sono tossici.

In Occidente, i mari, i fiumi, le coste degli oceani sono inquinati a tal punto che i pesci, che vengono venduti ogni giorni nei mercati, sono dei veri e propri veleni, non adatti al consumo umano. E perché non si vieta tutto ciò? Perché nelle democrazie avanzate bisogna tenere conto innanzitutto del peso di coloro che votano. Così i pescatori devono essere gestiti in modo tale da non far perdere dei voti alle prossime elezioni locali o nazionali.

In un comunicato dell’Agenzia francese per la sicurezza alimentare (Anses), pubblicato il 5 luglio 2013, è scritto che a causa della contaminazione dei pesci al mercurio e al PCB venduti in Francia, l’Agenzia raccomanda di ridurne il consumo e di mangiare pesce solo due volte a settimana. Se ne mangiate di più, rischiate di morire. Il comunicato, reso pubblico dall’AFP va ancora più in là per i pesci dei fiumi e dei laghi, la cosiddetta « acqua dolce » e recita così:

« Il consumo di pesci d’acqua dolce detti bio-accumulatori, come l’anguilla, il barbus, l’Abramis brama, la carpa o il Silurus dev’essere limitato a due volte al mese e ad una volta ogni due mesi per le donne in età adatta alla procreazione, incinta o allattanti. Gli infanti che hanno meno di tre anni, le bambine e gli adolescenti sono anche destinatari di queste raccomandazioni. Per quest’ultimo gruppo di popolazione, è vietato mangiare i pesci predatori selvaggi come la lota, il bar, la bonite, l’anguilla, il Macrouridae, l’Halibut, il brochet, la dorade, la raie, il Trichiurus lepturus o il tonno. Il pesce spada, l’Istiophoridae, il siki in ragione di un rischio di contaminazione di mercurio. »

Il dramma è proprio quello: se non si può mangiare un pesce che viene da un fiume, perché nonostante i depuratori e diversi controlli, il livello di inquinamento è alle stelle, come si può chiamare POTABILE e consigliare di bere nelle case l’acqua del rubinetto che viene da quello stesso fiume?

COME SE CIÒ NON BASTASSE …

Secondo la direttiva europea sull’acqua (EU Water Framework Directive), a partire dal 2015, nell’Unione Europea si dirà che un’acqua è potabile sulla base dello stato chimico di 33 inquinanti detti prioritari. Sì, però ecco, la scelta di questi 33 prodotti risponde più ad una logica di pressione delle lobbies delle industrie chimiche che ad un reale bisogno di salute pubblica.

Il primo maggio 2011, nella rivista Science Direct appariva il risultato di uno studio molto serio realizzato da 10 ricercatori di diversi paesi europei riuniti intorno al Centre Helmholtz de recherche environnementale (UFZ), studio realizzato sui più importanti fiumi in Europa, col titolo:

Total Environment: A new risk assessment approach for the prioritization of 500 classical and emerging organic micro contaminants as potential river basin specific pollutants under the European Water Framework Directive.

Questi scienziati hanno cercato gli inquinanti presenti nelle acque dei bacini dell’Elba (Repubblica Ceca / Germania), del Danubio (fiume che attraversa 10 paesi europei), dell’Escaut (Belgio) e del fiume Llobregat (Spagna). Ciò, attraverso 750 analisi su 5 milioni di prelievi. I risultati sono incredibili. Innanzitutto, i 2/3 degli inquinanti sono pesticidi. Oppure, questi pesticidi non fanno parte dei 33 inquinanti che l’UE chiede di cercare. Ciò vuol dire che allorquando il consumatore europeo beve un bicchiere d’acqua giudicato potabile dalla direttiva europea, quest’acqua contiene in verità dei veleni che l’UE ha deciso di non classificare nei 33 inquinanti. Non perché siano meno tossici, ma solo perché sono i parenti poveri della filiera chimica che, siccome contano poco economicamente, hanno avuto la sfortuna di essere scelti per fare parte dei 33 inquinanti.

Così, uno degli scienziati che hanno condotto l’inchiesta, il Dr Peter von der Ohe, ricercatore presso l’UFZ, dichiara:

“Nessuno di questi pesticidi compare nella lista dei 33 inquinanti prioritari, che devono essere sorvegliati dall’autorità in tutta l’UE (…). La terbutilazina è un composto strutturalmente legato agli inquinanti la simazine e l’atrazine, il cui uso è vietato. Oggi, la maggior parte delle sostanze presenti non è reportoriata, mentre i prodotti chimici sono stati vietati e non sono più usati. La Direttiva quadro europea sull’Acqua dovrebbe assicurare l’avvenire, non solo archiviare le sostanze chimiche presenti, ma anche sorvegliare i loro effetti. Le autorità europee danno stranamente troppa poca attenzione ai pesticidi anche se questi sono più tossici e pericolosi. Ecco perché la lista degli inquinanti prioritari dev’essere rivista».

In altre parole, ci sono dei prodotti chimici che sono vietati nell’Unione Europea per la loro pericolosità, ma che si ritrovano stranamente nell’acqua che si beve, perché l’UE vieta, sì, ma non si accinge più a controllare se questo prodotto rientra nella composizione degli altri prodotti o no.

Durante le loro ricerche sui 500 inquinanti, il più presente, era il diethylhexyl phtalate (DEHP), un inquinante molto tossico considerato come un pertubatore endocrino. I pertubatori endocrini (PE) sono « delle sostanze chimiche d’origine naturale o artificiale straniere all’organismo che possono interferire con il funzionamento di tutte le ghiandole in secrezione interna.

BANDIERA ROSSA = ESCREMENTI UMANI SULLE SPIAGGE

In Europa, al fine di assicurare la sanità e la sicurezza dei bagnanti e dei turisti, esistono delle bandiere per indicare lo stato di pericolo. Se vi chiedete cosa significhi la « bandiera rossa » delle spiagge, vi si risponderà: « immersione vietata ». Ma in quanto geostratega, non vi potete fermare a questa prima domanda. Altro quesito: E perché non ci si può bagnare in mare, in un lago o in un fiume? A questa semplice domanda, giungete su uno dei segreti meglio custoditi dagli eletti europei, compresi coloro che hanno fondato i loro fondi di commercio politico sui problemi ambientali.

Quando vedete una bandiera rossa su una spiaggia europea vuol dire semplicemente, nella maggior parte dei casi, che ci sono escrementi umani in altissima quantità e in grandi pezzi sulla spiaggia e nell’acqua in cui i cittadini vogliono andare a nuotare. Spesso, la bandiera non è issata molto presto e sono i nuotatori che si ritrovano con dei pezzi di escrementi in faccia o nei capelli. In ogni caso, è ciò che è successo il mese di agosto 2013 in numerose spiagge europee.

Per esempio, l’8 agosto 2013, è il giornale regionale francese Sud-Ouest che pubblica la foto delle acque di canalizzazione della città di Biarritz che finiscono direttamente sulla spiaggia o nel mare. Sapendo bene che le onde respingeranno presto sulle spiagge quelle materie fecali. Diversi eletti politici furono interrogati dal giornale per trovare una rapida soluzione al problema e grande fu la sorpresa del giornalista nell’ottenere una risposta di rassegnazione a causa della mancanza di soldi. E aggiungo, a causa anche della mancanza di creatività dei politici. Il politico dovrebbe essere qualcuno capace di trovare delle soluzioni nelle situazioni impossibili. Invece si sono defilati tutti. Uno di loro, un certo Peio Claverie risponde tanto fiero quanto rassegnato avanzando questa proposta:

« Nessuno ha delle soluzioni miracolo di fronte a questo problema. Bisogna restare umili e accettare con coraggio di rimboccarsi le maniche e investire nella rete sanitaria delle somme considerevoli, per le generazioni future, l’economia e l’ambiente di Biarritz ».

Sì, avete capito bene: nel momento in cui delle ONG europee si impegnano in Africa, senza soldi, per portare gentilmente agli africani delle soluzioni al problema dell’acqua, sono di fatto incapaci di apportarne ai loro popoli in Europa. E per di più, presso di loro, sono i politici che affermano che non sanno più cosa fare per recuperare le acque usate e soprattutto, non sversarle più a vanvera nella natura, nel mare, nelle spiagge.

L’ACQUA POTABILE MA AVVELENATA ALL’ARSENICO

L’arsenico è uno dei veleni più pericolosi del mondo. E’ quello con cui l’imperatore francese Napoleone I è stato assassinato. Oggi è usato per la fabbricazione degli insetticidi e dei ratticidi, molto efficace per uccidere i dannosi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stabilito che al di sopra di 10 microgrammi di arsenico per litro d’acqua, esiste un pericolo per la salute. E’ responsabile di diversi cancri: cancro ai polmoni, alla pelle, alla vescica, ai reni, al fegato… E’ anche causa di malattie cardio-vascolari. Diversi morti per crisi cardiache sono dovute all’arsenico. Quando qualcuno è ucciso con l’arsenico, il medico legale, per saperlo, studia le punte del corpo della vittima come i capelli, poiché questo veleno, generalmente messo nell’acqua, si attacca rapidamente ai capelli e alle unghie. I sintomi d’intossicazione all’arsenico sono generalmente i mal di testa, i dolori addominali, lo stordimento e il vomito quando le dosi sono basse mentre a dosi più importanti c’è il coma seguito immediatamente dalla morte, perché gli organi vitali del corpo umano come il cuore, il cervello, i reni e il fegato vengono presto fulminati.

In Europa, la maggior parte delle acque giudicate adatte a dissetare gli esseri umani sono invece avvelenate con l’arsenico. Che sia l’acqua del rubinetto o quella in bottiglia. In Francia, per esempio, per non disturbare i produttori delle acque minerali, non esiste alcun controllo, alcun limite e quindi nessuna indicazione sulle etichette delle acque minerali circa la presenza e la quantita d’arsenico. Ciò fa dire in Francia che l’acqua del rubinetto è più sana di quella imbottigliata. Sì, lo si dice, senza mai spiegare perché. E’ molto grave perché tutto ciò non succede in Corea del Nord. E la maggior parte delle ONG che sono così gentili da preoccuparsi di approvvigionare gli africani con l’acqua, girano tutte la testa dall’altra parte perché spesso, per andare in Africa, loro stesse sono finanziate anche e soprattutto da quelle stesse industrie che vendono questo veleno. Il parodosso maggiore si verifica quando i più importanti summit e riunioni di alto livello in Africa hanno luogo tenendo sul tavolo queste bottiglie d’acqua francesi con l’arsenico. Mentre le acque africane sono ritenute essere le più pure e le più sane al mondo per l’assenza delle industrie inquinanti e degli allevamenti intensivi. Il mensile francese 60 Millions de Consommateurs pubblicava il 25 marzo 2013 il risultato di un’inchiesta condotta testando 47 bottiglie d’acqua minerale prese in commercio. Questo risultato, ripreso nel numero d’aprile 2013, è dei più sorprendenti, con i marchi più conosciuti per non dire la più conosciuta, che risulta essere contaminata soprattutto da pesticidi, cosmetici e da prodotti farmaceutici.

Secondo l’OMS, al di sopra di 20 milligrammi d’arsenico per litro nell’acqua del rubinetto e nella bottiglia d’acqua minerale, colui che la beve metterà 10 anni per sviluppare il cancro ai reni o ai polmoni. E la mia scommessa è che prima o poi il popolo europeo saprà che i suoi politici lo ingannavano e che quel giorno le acque minerali africane saranno cercate come pepite d’oro.

L’ACQUA DEL RUBINETTO AVVELENATA IN 128 COMUNI ITALIANI SECONDO LA UE

Il 28 ottobre 2010, la Commissione Europea a Bruxelles prende una curiosa decisione con riferimento: C(2010)7605. Leggendo le prime righe si ha l’impressione di trovarsi davanti l’ennesimo documento noioso che promulga quest’Istituzione. Ma più si preosegue nella lettura e più ci si rende conto che c’è qualcosa che non va. L’intrigo si trova in ogni capitolo. Si ha l’impressione di leggere la prefazione di un romanzo dell’orrore. Per poi scoprire, con stupore, che l’Europa sta per rifiutare di estendere per la terza volta ai politici italiani il diritto di continuare ad avvelenare la sua stessa popolazione con l’acqua del rubinetto all’arsenico. In questo documento di 66 pagine (che potete scaricare da www.pougala.org), la Commissione Europea fa la lista di 128 comuni italiani in cui la concentrazione di arsenico supera spesso allegramente i 50 microgrammi per litro, come a Velletri, alle porte della capitale italiana, cioè più di 50 volte il livello autorizzato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Su queste 128 municipalità, si contano 91 comuni nella regione Lazio (Roma), 19 in Toscana (Firenze), 10 in Trentino-Alto Adige (Bolzano) e 8 comuni in Lombardia (Milano). Con questa decisione, la Commissione Europea, obbliga l’Italia a non mentire più ai propri cittadini ed a dire loro la verità cioè che bevono del veleno chiamata acqua potabile del rubinetto con un pensiero pietoso per i poveri africani che non hanno la fortuna di avere l’acqua da bere.

L’arsenico ha avvelenato praticamente tutte le terre d’Europa a causa del’uso eccessivo di pesticidi per troppo tempo. Il pesticida affinché sia efficace ed uccida il massimo numero d’insetti che attaccano le piante, è fatto a base di arsenico. Così con la diffusione, l’arsenico contaminerà le terre agricole che sono in seguito abbondantemente bagnate con lo scorrere delle acque della pioggia. Ed è così che l’arsenico arriva fino alle falde acquifere dove si estrae l’acqua del rubinetto, trattato con cloro contro i microorganismi viventi e non contro i veleni. È vietato in diversi paesi, ma non negli USA, che ne fa un uso massiccio e con conseguenze drammatiche sull’alimentazione negli Stati Uniti d’America.

100% DEL RISO AMERICANO AVVELENATO CON ARSENICO

Il 14 ottobre 2012 il mensile americano « Consumer Reports » pubblica il risultato di uno studio realizzato su 32 tipi di riso diversi e 200 campioni di prodotti a base di riso. Il risultato è senza appello: tutti i prodotti erano contaminati con arsenico a dei tassi superiori a quelli consentiti dalla legislazione americana. Tutto ciò è dovuto ad un’acqua contaminata, usata per innaffiare le piantagioni di riso.

Il magazine ci informa nello stesso numero che alcuni tipi di riso erano contaminati dall’arsenico detto “inorganico” che è un cancerogeno umano molto pericoloso e responsabile ugualmente del cancro alla vescica, alla pelle e ai polmoni. Consumer Reports conclude dicendoci che una porzione di riso testato conteneva tra 3,5 e 6,7 microgrammi d’arsenico inorganico, cioè il decesso per cancro garantito nel giro di una decina d’anni di consumo di quel riso.

In Europa, le cose non vanno meglio. Nel maggio 2013, la Danimarca ha raccomandato ai genitori di non dare più ai loro bambini il riso e i prodotti a base di riso come: il latte di riso, il riso al latte, e le paste di riso, a causa della presenza di una forte dose d’arsenico nel riso coltivato in Danimarca. E’ un veleno che passa facilmente dall’acqua agli alimenti. La colazione quotidiana dei piccoli danesi a base di cereali col riso soffiato è anch’essa proibita.

I RUBINETTI FRANCESI I PIU’ INQUINATI DEL MONDO – IL CASO DELLA BRETAGNA

Secondo l’Unione Europea, 2.000.000 di francesi non hanno accesso all’acqua potabile. Gli altri hanno l’acqua ma inquinata a causa dell’uso eccessivo dei pesticidi ma anche degli allevamenti intensivi. Vediamo il caso della regione francese della Bretagna. Questa regione rappresenta appena il 7% della superficie agricola francese, ma il 50% dell’allevamento francese di volatili, il 50% degli allevamenti di maiali e il 30% degli allevamenti di bovini e vacche. Gli escrementi e le urine degli allevamenti sono di una quantità talmente elevata che non si sa quale miracolo fare per eliminarli. Ciò spiegherà perché la quasi totalità dei corsi d’acqua sono contaminati, e peggio ancora, finanche le falde acquifere sono contaminate in numerosi punti.

Durante una conferenza stampa tenuta da Sylvie Pradelle, amministratrice nazionale dell’associazione dei consumatori UFC-Que Choisir a Parigi il 20 marzo 2012, si apprende che 2.750 comuni francesi hanno l’acqua del rubinetto inquinata. Cioè non conforme alla legislazione francese. Ma qual’è questa legge? È che l’acqua del rubinetto può contenere fino a 50 mg / litro di nitrati. Al di là di ciò si ritiene che essa sia inquinata. I prelievi che abbiamo effettuato nei villaggi camerunesi d’acqua di fonte presentavano dopo l’analisi un risultato di nessuna traccia di nitrati, quindi sono le acque più pure del mondo. E la signora Pradelle concludeva con tristezza: « Ci sono all’incirca due milioni di consumatori che pagano per un’acqua significativamente inquinata (…) i comuni francesi che distribuiscono l’acqua secondo le leggi ce la fanno perché potabilizzano l’acqua con delle soluzioni sostanzialmente palliative (diluzione dell’acqua, disinquinamento o abbandono dei bacini)».

Ciò spiega perché il 27 febbraio 2012, in un comunicato, la Commissione Europea di Bruxelles ci informa d’aver tradotto i politici francesi davanti la Corte Europea di Giustizia perché continuano ad avvelenare il loro stesso popolo. Ecco ciò che recita il titolo del comunicato:

« La Commissione europea porta la Francia davanti la Corte di giustizia dell’UE per non aver preso le misure efficaci contro l’inquinamento delle acque causato dai nitrati (…) La Commissione chiede quindi immediatamente alla Francia di prendere delle misure designando innanzitutto delle zone ed elaborando dei piani appropriati per affrontare questo problema (…) Ma la lentezza dei progressi e l’insufficienza dei cambiamenti proposti hanno spinto la Commissione a trasferire il dossier alla Corte di giustizia ».

Finalmente giovedì 13 giugno 2013 viene pronunciata la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione Europa (CJUE) che condanna la Francia per infrazioni rispetto alla direttiva nitrati del 1991. Il condannato indica una lista di 19.000 comuni francesi definiti « vulnerabili » in cui le acque del rubinetto sono inquinate, cioè al di sopra dei 50 mg / L.

Se non sarà fatto niente in un lasso di tempo ragionevole, questa sentenza è un semplice preludio ad una possibile multa di diverse decine di milioni di €, e finanche delle sanzioni giornaliere fino a 130.000 € al giorno.

Ecco 4 reazioni di personaggi pubblici di fronte a questa condanna della Francia:

Jean-François Piquot, portavoce dell’associazione Eau et Rivières de Bretagne: « I governi francesi hanno preferito applicare la direttiva in minima parte facendo così sopportare ai contribuenti e ai consumatori il miliardo d’€ che costa ogni anno l’inquinamento delle acque da parte dei nitrati, piuttosto che di far sviluppare i sistemi di produzione agricola (…). Questa condanna arriva tre giorni dopo l’abbandono da parte dell’Assemblea nazionale (francese) del progetto di tassazione dei fertilizzanti a base di azoto minerale ».

L’eurodeputata Sandrine Bélier : « lo Stato francese cede da decenni alle sirene delle lobbies dell’agricoltura intensiva e si allontana dal suo ruolo di garante dell’interesse generale ».

Corinne Lepage, ex ministra francese dell’ecologia: « La negazione della realtà nella quale affonda la Francia in materia di inquinamento delle acque ci torna indietro come un boomerang con una doppia penalizzazione: inquinamento delle nostre acuqe da parte dei nitrati con le alghe verdi, per le quali la corte d’appello di Rennes ha appena condannato ancora lo Stato (francese) e minaccia forti sanzioni economiche ».

Arnaud Gossement, avvocato, specialista di diritto dell’ambiente: « questo dossier è senza dubbio una delle più gravi sconfitte per il diritto dell’ambiente (…) Evidenzia una carenza importante di dialogo sull’ambiente così come un’incapacità dello Stato di esercitare i propri poteri di polizia e di organizzare un nuovo modello agricolo ».

L’ACQUA DEL RUBINETTO INQUINATA DALLE MEDICINE – L’ESEMPIO DELLA GERMANIA

Come riporta il ricercatore americano Peter Montague nella rivista scientifica “Rachels Environment and Health Weekly” n°614 del 3 settembre 1998, la prima volta che degli specialisti hanno condotto delle ricerche sulla presenza dei farmaci nell’acqua risale al 1976. I tests erano stati realizzati negli USA nella stazione di depurazione delle acque di BIG BLUE RIVERS (Kansas City). Bisognerà aspettare il 1997 affinché gli autori abbiano il coraggio di rivelare la loro scoperta, nella rivista scientifica “LIFE SCIENCE” del 15 gennaio 1997. Dopo che questi autori sono stati fulminati sulla strada per Damasco dell’industria farmaceutica, c’è il silenzio assoluto della comunità scientifica mondiale.

Nel frattempo, nel 1992 presi dall’euforia della caduta del muro di Berlino e l’unificazione delle due Germanie i ricercatori approfitteranno di una relativa libertà per occuparsi di questo problema. Così troveranno nell’acqua dell’acido clofibrico (CA), contenuto nei farmaci per combattere il cattivo colesterolo nel corpo umano. Degli studi condivisi di ricercatori danesi, svedesi e tedeschi hanno così dimostrato che il Mare del Nord è un deposito di questa sostanza che rende il 100% del pescato contaminato, come lo stoccafisso essiccato che viene venduto dappertutto in Africa come la Ferrari dei pesci.

Secondo Montague, dei prelievi d’acqua del rubinetto nella città di Berlino per 10 anni hanno dimostrato che essa è contaminata con prodotti farmaceutici (antibiotici, ormoni, tranquillanti, antidolorifici potenti, prodotti utilizzati in chemioterapia del cancro, ecc. …). Lo stesso cita diversi ricercatori tedeschi che sostengono che: qualunque sia il campione d’acqua prelevato in qualsiasi città tedesca, quando la ricerca è condotta bene, dimostra una contaminazione da 30 a 40 tipi di farmaci differenti. Ma com’è possibile che l’acqua del rubinetto sia contaminata dalle medicine e dalle diverse droghe come cocaina, crack e Marijuana? Tutto è legato al sistema di depurazione delle acque usate che sono in seguito riversate nei fiumi e nei torrenti che approvvigioneranno le stazioni di raccolta dell’acqua per potabilizzarle per poi infine inviarle ai rubinetti delle case. Per capirlo meglio, esaminiamo il sistema della centrale di depurazione di una città come Montreal in Canada.

LA VERITÀ SULLE CENTRALI DI DEPURAZIONE – IL CASO DI MONTREAL IN CANADA

Una stazione di depurazione è fatta per trattare le acque reflue provenienti sia dalle abitazioni che dalle fabbriche. È composta da tre stadi diversi: trattamento primario in cui vengono eliminati solo gli oggetti solidi presenti nelle acque di scarico. Si arriva al trattamento secondario in cui dei micro-organismi attaccano le materie organiche per digerirle, e infine il trattamento terziario in cui l’acqua viene disinfettata. Nella prassi, i depuratori in Europa e in Nord America si accontentano del solo trattamento primario. Il peggio è che finanche col trattamento secondario i micro-organismi non possono eliminare i farmaci, le droghe, i profumi…

In due distinti studi, il primo di 28 pagine e il secondo di 11 pagine (ne trovi copia su www.pougala.org), intitolati « Eaux Usées et Fleuve Saint-Laurent : Problèmes et solutions », le autrici Hélène Godmaire del collettivo: « Union Saint-Laurent Grands Lacs », Andréanne Demers e Edith Lacroix del collettivo « Eau secours » ci parlano del bacino chiamato Les Grands Lacs e del fiume Saint-Laurent che coprono una superficie di 766.000 km² e drenano un’area di circa 1.610.000 km², con 25 milioni di abitanti che prendono la loro acqua potabile. Ma ci versano anche le loro acque di scarico, con il depuratore di Montréal che dovrebbe fare miracoli, ma che in fondo si rivela una vera passerella, accontentandosi del trattamento primario, cioè di tenere solamente gli oggetti solidi nelle acque reflue per riversarle in seguito, così come sono, nel fiume Saint Laurent.

Per spiegarci la gravità di questa situazione, gli autori forniscono anche delle cifre: il depuratore di Montréal che si occupa del 40% delle acque reflue di tutta la provincia del Québec sversa queste acque trattate al primo livello nel fiume San Lorenzo ad un livello quotidiano di 2,7 milioni di m3 composti da detergenti e diversi prodotti pulenti, da droghe e da farmaci che ritornano in seguito in modo del tutto naturale nella catena alimentare a cominciare dai pesci, dalle acque potabilizzate per l’agricoltura e il consumo umano. Ed è così che abbiamo, come negli USA, il riso all’arsenico.

CONCLUSIONE

Scorticando le informazioni contenute in questa lezione, si ha il diritto di chiedersi com’è possibile che tutti questi popoli in occidente accettino di essere avvelenati dai loro stessi politici? Semplicemente perché vivono sotto la dittatura.

Erroneamente, in genere si crede che la dittatura sia un’esclusività di alcuni sistemi politici in tale o in tal altro paese. In realtà, oggi, la dittatura è come se fosse atomizzata, dispersa ed è presente ad ogni grado del potere soprattutto economico della società. In occidente, si ha la dittatura delle lobbies industriali. Nel caso dell’acqua e degli alimenti contaminati che vengono serviti allegramente alla popolazione, è la dittatura delle industrie agroalimentari.

Ciò che molte persone non sanno è che negli Stati Uniti d’America non si è liberi di criticare queste industrie e come nei regimi dittatoriali, se tentate di farlo, andrete direttamente in prigione. Nello Stato del Colorado per esempio, andate direttamente in prigione se criticate la carne agli ormoni. Peggio, andate in prigione se fotografate o pubblicate la foto di una fattoria o degli animali nelle loro gabbie d’allevamento. Negli USA, la dittatura non è la dove si pensa che sia. Si trova nel vostro piatto sulla tavola e nessuno ha il diritto di porsi questa piccola domanda: perché gli americani sono gli unici al mondo a pesare 200kg? Che cosa c’è di così diverso nei loro piatti per arrivare a tali esagerazioni sul peso delle persone? Non ci si trova in Corea del Nord, ma nel cuore della tanto vantata democrazia avanzata dell’occidente. Siete liberi di dire tutto ciò che volete se nessuno vi ascolta, ma se dovete dirlo su un canale televisivo, la galera è sicura. In ogni caso è ciò che è successo alla presentatrice televisiva Oprah che l’imparerà a sue spese.

Nell’aprile del 1996, Oprah Winfrey, la celebre presentatrice di Talk Show negli Stati Uniti invita Howard Lyman, un attivista vegetariano dell’Human Society of the United States per commentare l’epidemia di mucca pazza che debutta in Gran Bretagna e le probabili conseguenze sul consumatore americano. La tramissione è vista da 22 milioni di americani. Il giorno dopo, il prezzo del bovino precipita del 10%. Gli allevatori texani trascinano Oprah Winfrey in tribunale per: « incitazione alla paura di mangiare carne di manzo », col pretesto di aver perso miliardi di dollari a causa sua.

Il processo inizia nel gennaio 1998 e durerà 4 anni per concludersi con la vittoria di Oprah Winfrey i cui avvocati avevano potuto dimostrare che con le immagini in televisione delle mucche pazze in Gran Bretagna, il prezzo del manzo stava già precipitando prima della sua trasmissione.

A prima vista, Oprah Winfrey aveva vinto il processo, ma quando si guarda più da vicino, è la dittatura dell’industria agroalimentare che ha vinto quella causa perché, sì, Oprah Winfrey ha evitato di andare in prigione, ma ha pagato in 4 anni 1 milione di dollari in spese legali. Una cifra sufficientemente elevata per scoraggiare qualsiasi giornalista, cronista, ricercatore, commentatore radio, presentatore televisivo o finanche politico che avesse avuto la sfortuna di interessarsi di ciò che mangiano gli americani, neanche il presidente degli Stati Uniti. Sua moglie Michelle Obama è obbligata ad adottare un sotterfugio per affrontare l’argomento, invitando semplicemente gli americani a mangiare legumi e fare sport, niente di più. Se si azzardasse a fare di più, sa cosa l’aspetta.

QUALI LEZIONI PER L’AFRICA?

Non si può opprimere tutto il popolo, per tutto il tempo, diceva il presidente americano Lincoln. Oggi, il popolo europeo ed americano vive una forma di dittatura delle industrie agroalimentari, ma che non potrà durare all’infinito. Presto o tardi, questi popoli troveranno i mezzi per liberarsi delle loro dittature. Quel giorno, vorranno mangiare cibi sani e bere acqua pura. Quel giorno, l’Africa dev’essere pronta a consegnargliela. Ne ha le disponibilità, ne ha i mezzi. Manca la volontà politica ed economica di organizzarsi in vista di questo appuntamento che non si farà aspettare. Quando con i miei collaboratori, nella nostra sperimentazione nei villaggi camerunesi, poniamo come obiettivo il posto in cui è possibile imbottigliare l’acqua di fonte del villaggio per il mercato europeo, molte elites ci vedono come gli extraterrestri e ci ricordano spesso che l’acqua minerale va dalla Francia al Camerun e che il contrario gli sembra strano. Ciò che non sanno, è semplicemente che noi abbiamo capito che la rivoluzione del popolo europeo per liberarsi dell’oppressione di un’alimentazione malsana non tarderà, e che noi prepariamo solo i nostri villaggi ad essere pronti per questo appuntamento.

Allo stesso modo, gli Stati devono mettere in sicurezza le loro fonti, al fine di evitare gli assalti degli stessi predatori che hanno appena messo in ginocchio l’Occidente e di garantire la loro qualità. Contrariamente a ciò che si potrebbe immaginare, l’acqua pura e sana dell’Africa susciterà molto più interesse nei prossimi 20 anni del petrolio. È possibile trovare delle fonti alternative al petrolio, ma finora niente sostituisce l’acqua. Quest’acqua che l’Africa ha in abbondanza e che può e deve fare la sua prosperità nei prossimi anni, a condizione che i dirigenti politici ed economici ne capiscano l’alto valore strategico.

Tra paesi europei, oggi, coloro che hanno più acqua potabile a disposizione la vendono già a peso d’oro a coloro che ne hanno meno. Per esempio, dal 1983, Marsiglia consegna delle navi cisterna cariche d’acqua potabile alla città spagnola di Barcellona. E il 21 maggio 2008, si è passati alla velocità superiore con delle consegne quotidiane di 36.000 metri cubi d’acqua potabile al prezzo di 1€/m3. Non è facile accedere a queste informazioni sensibili sulla vendita di navi cisterna d’acqua in Europa. Ma secondo i bilanci delle due società che potabilizzano e distribuiscono l’acqua a Marsiglia, la Société du canal de Provence (SCP) e la Société des Eaux de Marseille (Sem), sappiamo che tra il 1989 e il 1990, Marsiglia ha consegnato alla Sardegna in Italia, 1,5 milioni di metri cubi d’acqua potabile.

Altrove in Europa si ruba l’acqua potabile. Sì, avete capito bene, l’acqua potabile è a questo punto una derrata talmente rara da essere oggetto di furto. In ogni caso, è ciò che si poteva leggere in prima pagina sul quotidiano italiano La Repubblica del 10 settembre 2011 con questo titolo: « Sprechi, furti, allacci abusivi : l’acqua “rubata” di Palermo ». Sotto la penna di due giornalisti, Sara SCARAFIA e Antonio FRASCHILLA, scopriamo che nelle 3 principali città siciliane, cioè Palermo, Catania e Siracusa, ben il 50% dell’acqua del rubinetto viene rubata lungo il cammino. A causa della rarità dell’acqua e dunque, del suo prezzo elevato, alcune persone si attivano tutta la notte nell’oscurità con delle semplici torce per gli scavi per creare dei canali clandestini e rubare l’acqua della città. E chi richiude la terra prima dell’alba. La città di Palermo ha dovuto dotarsi di una brigata speciale per questi ladri di un nuovo genere e il suo capo, un certo Guido Catalano, spiega ai giornalisti de La Repubblica che per il solo mese di agosto 2011, hanno potuto scoprire 100 canalizzazioni clandestine per rubare l’acqua della città.

L’Africa deve prepararsi per non subire questo banditismo internazionale di un nuovo genere che rischia di abbattersi su di essa prima o poi, vestita da « Comunità Internazionale » venuta ad aiutare a salvare delle tribù che si presume siano scomparse a causa dei gas contenuti nelle armi chimiche del dittatore designato del momento, e attrezzarsi per ottimizzare le sue possibilità e trarre profitto dalla situazione di mancanza d’acqua potabile in Europa.

Per vincere questa futura guerra dell’acqua che l’Europa prepara già contro l’Africa, quest’ultima deve già essere cosciente della sua posizione di privilegio in quest’ambito molto strategico e saper prepararsi non solo a difendersi come si deve al momento opportuno ma anche e soprattutto a trarne vantaggio e finanziare la sua stessa prosperità.
 

Douala, 3 settembre 2013

Jean-Paul Pougala
(Ex-venditore d’ananas in nero)

Source :
http://www.africanews.it/la-guerra-dellacqua-tra-lafrica-e-leuropa/

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